26 maggio 2018: esce con “Il Gazzettino” un imperdibile titolo di storia edito dalla Biblioteca dei Leoni!

Carissimi lettori,

desideravamo segnalarvi che, domani mattina, con l’edizione de Il Gazzettino uscirà in allegato anche un’opera dalla nostra speciale rosa di titoli scritta dalla talentuosa Bruna Mozzi: si tratta de Le donne nella Grande Guerra. Siamo sicuri che vi piacerà molto e, perciò, ve ne consigliamo la lettura… ovviamente invitandovi a farci sapere cosa ne pensate! Vi lasciamo con la copertina di questo bel libro, assolutamente imperdibile per ogni appassionato di storia (e non solo).

A presto!

Le Donne nella Grande Guerra x ISBN.jpg

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

A tu per tu: incontri con l’autore – intervista a Fabio Grimaldi

Gentile Fabio, è davvero un piacere avere l’occasione di conoscerti un po’ meglio e di parlare con te. Dunque iniziamo: il tuo percorso personale e poetico mi pare quantomeno affascinante. Avere tra i propri estimatori Mario Luzi, uno dei grandi lirici del Novecento, non è esattamente faccenda ordinaria. Puoi raccontarci qualcosa di lui e del vostro incontro?

Quando conobbi Mario Luzi avevo 20 anni. Mi presentai a casa sua a Firenze con una mia raccolta di poesie da fargli leggere per ricevere, eventualmente, un suo giudizio. Non ti nascondo di essermi sentito, per un istante, imbarazzato ed impacciato nel trovarmi davanti ad uno dei più grandi poeti al mondo; sapevo, infatti, che in quegli anni era candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Ma l’imbarazzo durò poco per la sua squisita ospitalità e per la sincera naturalezza nell’accogliermi.

Il clima si fece subito cordiale: sembrava che ci conoscessimo da chissà quanto tempo!

La nostra conversazione toccò vari temi, oltre alla poesia, poiché Luzi era molto curioso: mi chiese della mia famiglia, dei miei progetti di vita, dei poeti marchigiani, nostri amici comuni…

Manifestava la sua cordialità non solo con me, ma anche con gli altri giovani poeti che lo andavano a trovare: verso tutti noi aveva un’immensa stima ed una grande fiducia.

Luzi non si limitò a leggere le mie poesie: poche settimane dopo mi spedì una testimonianza che pubblicai in apertura al mio primo libro, impreziosendolo. Il libro, uscito nei mesi immediatamente successivi alla mia visita al poeta, venne segnalato al Premio Montale.

Nel corso degli anni ebbi il privilegio di incontrare Luzi molte altre volte, e le nostre conversazioni sulla sua poesia divennero un libro. Per i suoi 90 anni, che coincisero con la sua nomina a Senatore a vita da parte del Presidente della Repubblica Ciampi, curai un nuovo libro nel quale ripercorrevo la sua vita familiare e quella letteraria.

Di Luzi conservo il ricordo di una persona semplice, intrisa di un’umiltà che forse solo i grandi uomini possiedono.

E la passione per la scrittura per l’infanzia, come è nata? Cosa la unisce al linguaggio poetico più tradizionale?

La passione per la poesia per l’infanzia è nata in maniera inaspettata, probabilmente merito dell’attrazione che mi provocò la lettura, insieme ai mie figli, di alcuni libri di filastrocche e poesie di importanti autori come Guido Quarzo – di cui sono diventato amico -, Roberto Piumini, Pietro Formentini, Toti Scialoja ed altri.

Io non farei una distinzione netta tra poesia destinata agli adulti e poesia destinata ai bambini, cosa che invece qualcuno fa. Immagino le due tipologie come i gradini di una scalinata: ogni gradino ha la sua importanza, i primi non sono meno importanti degli ultimi, e viceversa, poiché ognuno di essi è necessario per raggiungere il luogo dove si vuole arrivare.

Credo molto nell’importanza e nella necessità della lettura della poesia da parte dei bambini, magari con l’aiuto dei genitori.

I bambini sono attenti e sensibili alle parole, ne sono attratti più di quanto immaginiamo, bisognerebbe quindi, fin dai primi anni di vita, sollecitarli nella lettura, stuzzicando la loro curiosità e la loro intelligenza. Ciò per alimentare, proprio attraverso il ritmo e il suono delle parole, la loro creatività, la loro fantasia, la loro immaginazione.

Lavorare in due non è mai semplice, ma è certo avvincente: cosa puoi dirci del tuo sodalizio artistico con l’architetto e illustratore Sergio Olivotti? Peraltro i suoi disegni mi paiono onirici e bellissimi.

Sono stato io a proporre a Sergio questo lavoro. Avevo già scritto Il Circo Allegria e stavo cercando un illustratore con cui condividerlo, così mi sono imbattuto casualmente nei suoi disegni nel web e ne sono rimasto colpito. Ho subito apprezzato la sua tecnica e il suo modo di realizzare le figure umane: tutto ciò faceva al caso mio. Allora l’ho contattato, lui non ha esitato ad accettare il lavoro e dopo poco mi ha inviato le prime tavole del Circo.

Certamente lavorare in due non è sempre semplice, ma a differenza di quanto può sembrare, perlomeno a mio parere, è un bene che ci si confronti anche con opinioni opposte alle proprie.

Là dove la costruzione non è scontata né lineare, ma è frutto di un sano confronto, nascono le opere migliori.

Io e Sergio abbiamo intrapreso sin da subito un lavoro certosino, entrambi siamo molto minuziosi, perfezionisti, forse sono state queste caratteristiche comuni che ci hanno permesso di fondere bene la nostra creatività. Abbiamo limato, aggiunto, sostituito… realizzando un libro che, ci auguriamo, possa far ridere e sorridere i bambini, oltre a trasmettere loro magari qualcosa di nuovo.

Senza dubbio è stato un lavoro avvincente.

Due sono i temi presenti nel tuo libro che mi hanno colpito. Il primo è il lavoro sul lessico, che a me pare particolarmente importante. Puoi dirci qualcosa in più in proposito?

La tua domanda è molto acuta.

Ti confesso che per un poeta la lingua è tutto!

A differenza di una poesia, di una prosa o di qualsiasi altro testo per adulti, quando si scrive per bambini, sembrerà strano, ma è necessario avere un’attenzione maggiore. Il mio amico e maestro di scrittura, Guido Quarzo, nel momento in cui ho iniziato a scrivere per bambini, mi ha fornito un consiglio fondamentale: non temere di essere semplice ed allo stesso tempo evitare di cadere nel “bambinese”, che è quasi sempre lezioso, ovvero stare molto lontani dalla banalità.

Sottolineo quello che tu hai ben accennato: in ogni testo del Circo ho voluto inserire una serie di interiezioni – parola difficile – o esclamazioni, come “perbacco”, “acciderba”, “uao”, “ahio”, “ooh”, “buh”, “aaargh”…, molte delle quali, purtroppo, sconosciute ai bambini, ma che sono un patrimonio importante della nostra lingua.

Poi ci sono gli artisti di questo circo strampalato, un po’ sbadati, con i loro errori, le loro incertezze. Come dire che il percorso conta più della meta e che non è necessario essere sempre i migliori, perché ciò che veramente importa è fare con gioia quel che si ama. Sei d’accordo?

Esattamente: fare con “Allegria” quel che si ama, per infondere “Allegria” a chi guarda e ascolta.

In questo circo i numeri degli artisti non riescono sempre bene, come invece dovrebbero… Ma gli artisti stessi, nonostante i loro difetti, fanno al meglio i loro esercizi per divertire!

Inoltre il libro ha un ulteriore aspetto, forse il più importante, che finora non ho trovato in altri albi illustrati – non escludo però che ce ne siano alcuni con questa peculiarità -: è un circo nel quale non ci sono animali. Credo sia un messaggio importante di attenzione e rispetto per queste creature, messaggio da consegnare ai nostri bambini.

Quello della presenza degli animali nei circhi – avrai letto anche tu sui giornali – è un tema di cui si è molto parlato negli ultimi anni.

Mi auguro che i bambini, nelle pagine di questo albo, ricche di magica atmosfera, di colori attraenti, di strani ma affascinanti personaggi, di parole divertenti, possano trovare un luogo d’incanto, di stupore, di meraviglia, e possano abbandonarsi alla fantasia ed all’immaginazione.

Chiudo con una domanda che è consueta in questa nostra piccola rubrica: c’è in cantiere qualche nuovo progetto artistico? Ci puoi anticipare qualcosa?

Certamente. Sto scrivendo poesie, filastrocche, che andranno ad arricchire quelle già pubblicate nell’albo dal titolo Il gallo canta in rima del 2008, in vista di una ristampa. Ma è un cantiere ancora aperto!

Grazie. È stato bello conoscerti e conoscere più a fondo il tuo lavoro. A presto!

 

Il Circo Allegria x ISBN

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Fabio Grimaldi e Sergio Olivotti: la sinossi del loro “Il circo allegria”

Il Circo Allegria x ISBN

È un circo nel quale non ci sono animali, ci sono artisti strampalati, distratti, sbadati, impreparati… comunque divertenti! È la storia di un circo dove i numeri degli artisti non riescono sempre bene, come invece dovrebbero! Il testo introduce esclamazioni come “perbacco”, “acciderba”, ”accidempoli”, “aaargh” …, molte delle quali sconosciute ai bambini, ma che sono comunque patrimonio importante della nostra lingua. Il libro si chiude con un invito-gioco, rivolto ai bambini, a continuare con le imitazioni iniziate dall’ultimo artista, il Mino.

Fabio Grimaldi è laureato in Lettere Moderne, vive a Morrovalle. Ha iniziato giovanissimo a scrivere poesie, incoraggiato dal grande poeta Mario Luzi. Oltre a diverse raccolte di poesie destinate agli adulti, ha pubblicato per bambini Il gallo canta in rima (2008), Nell’arca di Noè (2012), entrambi presentati da Guido Quarzo, e Piccolo Albero accarezza le nuvole (2015).

Sergio Olivotti è architetto, grafico, illustratore, vive a Savona. Ha pubblicato per Lavieri, Sinnos, Bacchilega, FasidiLuna. Tra i numerosi riconoscimenti il 1° Premio ex aequo Città di Schwanenstadt (2017) e il 1° Premio Concorso Fondazione Marazza (2014).

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Claudia Favilli: la sinossi del suo “Anita”

Anita x ISBN.jpg

Ana Maria de Jesus, una bambina ribelle, eccellente cavallerizza. Visse una vita avventurosa, lottò per l’emancipazione da una vita che l’avrebbe vista solo madre e moglie. Da giovanissima abbracciò con coraggio e passione le idee liberali che la portarono a conoscere l’uomo della sua vita, Giuseppe Garibaldi. Fu sempre al suo fianco, in battaglia per il popolo, prima in Brasile e infine per l’unità d’Italia

Claudia Favilli è illustratrice, fumettista e grafica. Vive a Foligno (PG). Laureata in Beni Culturali all’Università degli Studi di Perugia, nella stessa città ha conseguito il diploma di fumettista e illustratrice presso il Nuovo Istituto Design. Ha collaborato con sceneggiatori americani come fumettista e per Calzetti e Mariucci editori ha realizzato illustrazioni no fiction per i libri L’allenamento della danza sportiva, L’allenamento fisico del pallanuotista, Dalle scienze motorie all’allenamento sportivo. Nel 2016 è stata finalista al premio letterario il Battello a Vapore per illustratori.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Gianfranco Jacobellis: la sinossi del suo “A lezione di sogno”

A lezione di sogno x ISBN.jpg

La chiave di lettura della nuova raccolta di Gianfranco Jacobellis è il filo onirico: quel tanto di inventività fantastica, di visionarietà che interviene sempre ad animare le situazioni, facendole levitare e caratterizzando in aerea leggerezza le presenze di persone e di paesaggi per virtù della poesia nel suo stesso farsi leggera. I luoghi sono prima sognati o intravisti nella visione che effettivamente documentabili, anche se reali. E questo vale anche per le presenze umane, rese diafane e lattiginose da uno schermo che, mentre le vela, nella loro improvvisa luminosità anche le rivela. Del resto tutto vive nella raccolta A lezione di sogno, in una intermittenza dominata da una direttrice intellettuale, in qualche modo evidente in una dichiarazione dell’autore: “nella vita ognuno può avvertire la necessità di trasformare la realtà e, per farlo, va (anche inconsapevolmente) a lezione di sogno. Il sogno è l’invisibile che ci vive dentro, coincide con l’anima. La vera rappresentazione di noi stessi.” A trascinare in alto le situazioni è dunque quel filo onirico con le sue immagini visionarie. Il giudizio è l’anima stessa della poesia, ma non in senso prettamente o propriamente etico, meno che mai moralistico, quanto piuttosto come cifra melodica: quella musicalità che è la scansione lieve dei versi, capace di prendere una coloritura più elegiaca nella vena più esistenziale che si manifesta per intermittenze tra salti visionari e ritorni di coscienza.

Gianfranco Jacobellis è nato a Pescara, ma è romano d’adozione. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1960, Professore Associato di Cardiologia presso l’Università La Sapienza di Roma e già Medico della Camera dei Deputati, è alla sua quinta raccolta di poesie. Per le Edizioni del Leone ha pubblicato In un Sorso D’anima (1992), Tra Due Stelle (1996) e Andando per L’esistenza (2009), con la Biblioteca dei Leoni Entelechia (2015), Parusia (2016).

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

A tu per tu: incontri con l’autore – intervista ad Alberto Sinigaglia

Gentile Alberto, a scorrere, anche rapidamente, il suo percorso professionale non si può non rimanere colpiti e, personalmente, da studentessa quale sono, trovo sia un privilegio poter fare questa intervista. Dunque cominciamo: scrittore, giornalista, autore televisivo e radiofonico… C’è un momento particolare in cui è nata questa sua “vocazione” alla comunicazione?

Mi dividevo tra un liceo classico e studi musicali. Pensavo che avrei fatto il medico o il direttore d’orchestra. Frequentavo assiduamente il Teatro La Fenice, anche per i nuovi autori. Non mancavo il Festival di Musica Contemporanea della Biennale. Sebbene fossi un ragazzo, i critici rispondevano alle mie domande. Uno di loro mi chiamò alla vigilia del Festival nel settembre 1964. Non stava bene e non sarebbe potuto venire a Venezia. Mi chiese di sostituirlo. Accettai. Fui accreditato all’ufficio stampa. Assistetti alla prima esecuzione assoluta dell’opera Hyperion di Bruno Maderna. Scrissi l’articolo per il quotidiano L’Arena di Verona. Avevo sedici anni. Non avrei più smesso. Finito il liceo, entravo alla Arnoldo Mondadori Editore, arruolato nei settimanali lo stesso anno in cui entravo all’università e in una scuola guida.

E quando ha capito che scrivere sarebbe stato ciò che doveva fare nella vita?

Da quel primo articolo sentii che non avrei potuto fare un altro mestiere. Epoca e Panorama sono stati una grande scuola di giornalismo. La direzione letteraria della Mondadori, alla quale Vittorio Sereni mi invitò a collaborare, è stata una grande scuola di editoria e un magnifico crocevia di poeti, scrittori, saggisti, con alcuni dei quali avrei avuto rapporti molto amichevoli: Buzzati, Montale, Marino Moretti, Palazzeschi, Ungaretti, Bacchelli… In quegli anni milanesi frequentai il Corriere della Sera, L’Europeo e alcuni giornalisti importanti: Arrigo Benedetti, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Enzo Biagi, Alberto Cavallari, Giulio De Benedetti, allora leggendario direttore de La Stampa. Fu lui a suggerire il mio nome al suo successore Alberto Ronchey, che mi chiamò a Torino.

Mi lasci dire che il suo percorso intellettuale e umano è assolutamente entusiasmate e sembra nato per riempire i cuori dei giovani di speranze. Ma veniamo alla sua ultima pubblicazione per i tipi della Biblioteca: La zanzara, il gallo e l’oboe è senz’altro un’opera singolare all’interno della sua produzione, non fosse altro per il fatto che si tratta di un lavoro destinato ai più giovani. Ci può dire qualcosa di più sulla sua genesi?

Mio figlio Andrea da bambino non si addormentava senza ascoltare una favola. Provai ad allontanarmi dal repertorio classico con tre favolette morali da me scritte in versi. Non so come, mi trovai a parlarne con Emanuele Luzzati, grande scenografo, pittore, illustratore. E grande amico. Volle che gliele mandassi. Le apprezzò al punto da volerle illustrare. Mi chiamò per dirmi che ci stava lavorando. Morì qualche mese dopo. E alla Zanzara, al Gallo e all’Oboe non pensai più fino a quando non rividi Paolo Ruffilli e gliele affidai per la Biblioteca dei Leoni.

La collaborazione con Ugo Nespolo ha esiti a mio avviso felicissimi, di piena e reciproca corrispondenza. Ma quando e come è nata?

Ugo Nespolo è un artista meraviglioso, ci lega una lunga consonanza personale e intellettuale. Il mio lavoro alle pagine culturali de La Stampa mi ha portato a conoscere, oltre agli scrittori, scienziati, architetti e artisti. Nespolo, anche perché residente a Torino, è tra le amicizie nate dagli incontri di lavoro. Ha uno stile diverso da Luzzati, ma efficace, stimolante, coinvolgente, intelligente e ironico.

Lavorerete ancora insieme?

Ne abbiamo voglia e in molti ci incoraggiano a farlo. Mi auguro proprio di sì.

Devo confessarle che le sue filastrocche, o parabolette come lei le definisce, mi sono piaciute in modo speciale, lievi e profonde assieme, destinate ai bambini, ma anche, e forse maggiormente, a chi bambino è stato e non lo è più. Un po’ come le poesie di Gianni Rodari. Ciò che mi colpisce, al di là della piacevolezza dello stile, è la presenza di un tema a me caro, che mi sembra sotteso nel suo lavoro, ovvero quello dell’alterità e del diritto di ciascuno ad essere se stesso, con tutto il carico dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. Condivide questa mia opinione?

Anche Gianni Rodari era un giornalista. Il mestiere lo portava tutti i giorni a guardare la società, a occuparsi degli altri. Nel mio lavoro, nella mia vita, non perdo mai di vista l’umano, la comprensione dell’altro, dei diritti dell’altro.

Infine una domanda che, per consuetudine, chiude questa piccola rubrica: ci sono già nuovi progetti attorno a cui sta lavorando? Ce ne può parlare?

Della Biblioteca dei Leoni è appena uscito un altro mio libro: Il Pappagallo e il Doge, tredici racconti “veri”, nel senso che si tratta di personaggi esistiti, in parte celebri, e di episodi realmente avvenuti. Non vorrei montarmi la testa, ma se penserà che meritino un’altra intervista, tornerò volentieri a dialogare con lei.

Naturalmente sarò felicissima di poter di nuovo parlare con lei delle sue opere e la ringrazio davvero di cuore per il tempo che ha voluto regalarci e per la disponibilità con cui lo ha fatto. È stato un grande piacere avere l’occasione di conoscerla meglio. A presto.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Alberto Sinigaglia e Ugo Nespolo: la sinossi del loro “La zanzara, il gallo e l’oboe”

9788898613915_La zanzara

Tre delicatissime filastrocche che hanno per protagonisti due animali, la zanzara e il gallo, e uno strumento musicale, l’oboe. Parabolette le chiama l’autore, Alberto Sinigaglia, alludendo alle similitudini che animali e cose hanno con i fatti della vita. Così, a ritmo lento e cadenzato, la zanzara si lamenta di essere perseguitata ed esclusa dalla società, il gallo si riconosce il merito di risvegliare dal sonno per rimettere ogni giorno in movimento la vita che rischierebbe di perdersi nell’assenza, l’oboe che stanco del gioco di squadra nell’orchestra aspira al ruolo di solista. Le storie sono illustrate dalla mano fatata di Ugo Nespolo, la cui pittura è da sempre strettamente legata al vivere quotidiano ed è capace di estrapolare ogni cosa dal suo uso comune e fargli acquistare valore di opera d’arte.

Alberto Sinigaglia, veneziano, giornalista, collabora a «La Stampa». Entrato come redattore politico nel 1970, dopo aver lavorato ai periodici Mondadori, nel 1975 ha guidato la redazione che fondava il settimanale «Tuttolibri» per assumere poi la responsabilità della Terza pagina e dei servizi culturali del grande quotidiano. Insegna giornalismo al Dipartimento di Politiche, culture e società dell’Università di Torino. È presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte e della Fondazione Filippo Burzio, direttore della collana «Classici del giornalismo» di Nino Aragno Editore,   direttore scientifico del Festival Passepartout di Asti. Ha ideato con Vera Slepoj la rassegna «Una Montagna di Libri» a Cortina d’Ampezzo. Autore radiofonico e televisivo, ha firmato tra l’altro «Vent’anni al 2000» su Rai3 e «Addio al Novecento» su Rai.Radio3, dialoghi con i maggiori intellettuali italiani.

Ugo Nespolo nasce nel 1941 a Mosso (BI), si diploma all’Accademia Albertina di Belle Arti a Torino e si laurea in Lettere moderne. Negli anni Sessanta si trasferisce a New York, dove subisce il fascino della nascente Pop Art, mentre negli anni Settanta milita negli ambienti concettuali e poveristi. Fonda con Mario Schifano il Cinema degli artisti e tra il 1967 e il 1968 realizza numerosi film che hanno come protagonisti gli amici e colleghi Enrico Baj, Michelangelo Pistoletto e Lucio Fontana.

Nonostante le contaminazioni americane non dimentica gli insegnamenti delle avanguardie europee e marcata è l’influenza di Fortunato Depero, dal quale Nespolo trae il concetto di un’arte ludica che pervade ogni aspetto della vita quotidiana. Il concetto di arte e vita (che è anche il titolo di un libro pubblicato dall’artista nel 1998) sta alla base dell’espressività di Nespolo ed è eredità del movimento Futurista: Manifesto per la ricostruzione futurista dell’universo (1915). Di qui anche il suo interesse per il design, l’arte applicata e la sperimentazione creativa in disparati ambiti, quali la grafica pubblicitaria, l’illustrazione, l’abbigliamento, scenografie e costumi di opere liriche. La sua ricerca spazia anche dal punto di vista dei materiali. Lavora con su molteplici supporti e con tecniche differenziate: legno, metallo, vetro, ceramica, stoffa, pietre preziose.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento